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I binari dismessi trasformati in ciclabili? La nuova tecnologia low cost che potrebbe rivoluzionare Milano

Binari che non portano più treni ma continuano ad attraversare città e hinterland, corridoi già tracciati che restano inutilizzati ma presenti, infrastrutture ferme che potrebbero essere riattivate senza trasformazioni permanenti grazie a soluzioni leggere e reversibili.

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# La rete diffusa di binari dismessi

Marco Salomon FB – Ferrovia dietro abbazia di Chiaravalle

Nel territorio milanese e lombardo esiste una quantità significativa di sedimi ferroviari dismessi, spesso ancora leggibili nel paesaggio urbano e periurbano. Si tratta in molti casi di varianti di tracciato abbandonate, brevi raccordi o segmenti sostituiti da nuove linee, che non sono stati completamente smantellati.

Un caso diretto riguarda la tratta Milano Rogoredo–Poasco–Sorigherio, circa 3,5 km, dismessa nel 2007 ma ancora armata, con binari presenti e opere come 19 ponti in muratura. Accanto a questi casi, si aggiungono situazioni più recenti legate alla riorganizzazione del nodo ferroviario urbano. Tra queste rientra l’area di Porta Genova: lo scalo e parte dei binari non sono più utilizzati per il servizio ferroviario e costituiscono un’infrastruttura ancora presente nel tessuto cittadino.

# La tecnologia modulare per riattivare le linee

Politecnico Torino – Dimostratore progetto Ri-REVERSE

A Torino è stata sviluppata una tecnologia che consente di trasformare rapidamente i sedimi ferroviari in disuso in percorsi ciclabili temporanei, senza interventi permanenti sull’infrastruttura. Il progetto Ri-REVERSE introduce un approccio diverso rispetto alle riconversioni tradizionali. L’obiettivo è valorizzare le linee ferroviarie in disuso attraverso una sovrastruttura ciclabile modulare, installata direttamente sui binari esistenti senza modificarli. La soluzione è reversibile: può essere rimossa rapidamente e riutilizzata altrove, consentendo il ripristino del traffico ferroviario in caso di necessità. Il sistema utilizza materiali riciclati, in particolare plastica per gli elementi strutturali e gomma da pneumatici fuori uso per la superficie di rotolamento, con una riduzione dei costi e dell’impatto ambientale rispetto alle ciclovie costruite ex novo. Il progetto è sviluppato con il contributo del Politecnico di Torino e altri partner industriali, e si inserisce in un programma di ricerca finanziato dalla Regione Piemonte. Le analisi indicano circa 2.000 km di linee dismesse potenzialmente riutilizzabili in Italia, con un primo dimostratore già realizzato in scala reale nell’area di Mirafiori. 

# Un’applicazione possibile tra Milano e hinterland

Progetto Ri-REVERSE riadattato per Porta Genova AI

L’adozione di un sistema di questo tipo nell’area milanese si innesterebbe su una rete già esistente ma non utilizzata. Le tratte ancora armate, come quella di Rogoredo che passa per Chiaravalle, rappresentano i casi più immediati: la presenza dei binari consente l’installazione diretta senza interventi preliminari. Le tratte prive di armamento ma con sedime integro, diffuse nell’hinterland e nelle province limitrofe, potrebbero invece richiedere adattamenti minimi ma mantenere comunque un’impostazione reversibile. Il vantaggio principale è la continuità territoriale: i tracciati ferroviari collegano già nodi urbani, quartieri periferici e comuni esterni, offrendo percorsi diretti e separati dalla viabilità ordinaria. Non solo: in certi punti si potrebbero adattare anche per i binari dei tram non più utilizzati. In un contesto come quello milanese, caratterizzato da forte domanda di mobilità ciclabile e carenza di assi lunghi e continui, l’utilizzo temporaneo di queste infrastrutture consentirebbe di attivare rapidamente nuove direttrici senza consumo di suolo. 

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