Milano, la storia di Gianna: «Mia mamma, essendo povere, portava i vecchi giornali al fruttivendolo in cambio della frutta, soprattutto arance, “le arance del Corriere”»
La lettera di una lettrice e i suoi ricordi d’infanzia: la carta che «odorava di stampa e di zagara. Eravamo povere, ma la mia povertà era forse negli abiti, nel cibo, non nella curiosità di sapere, di imparare»
Caro Schiavi,
leggevo, o meglio sfogliavo visto che non sapevo ancora leggere, il Corriere sin da piccolissima. Subito dopo la guerra, a Venezia, a casa di mia nonna dove abitavo, entravano tre giornali: Il Gazzettino, Il Corriere della Sera e l’Osservatore romano, che si distingueva per la carta sottile, velina. Il mio preferito, e lo è sempre ormai da moltissimi anni, era il Corriere. Mia nonna (e anche mia mamma quando c’era) lo leggeva sistematicamente dalla prima all’ultima pagina, commentando con me le notizie, soprattutto la cronaca nera. Si rivolgeva a me come ad una persona adulta, chiedendomi pareri, impressioni, commenti. Mi sentivo al settimo cielo. Una cosa bellissima del Corriere, che ricordo, è che mia mamma, essendo noi piuttosto povere, portava le vecchie copie al fruttivendolo vicino a casa e ne aveva in cambio della frutta, soprattutto arance, «le arance del Corriere», come le chiamavo io: lisciavo la carta di giornale, la ripiegavo e la tenevo in una scatola come un tesoro. Odorava di stampa e di zagara. Eravamo povere, dicevo, ma la mia povertà era forse negli abiti, nel cibo, non nella curiosità di sapere, di imparare. L’abitudine al «quotidiano» è sempre rimasta quando con la mia mamma ci siamo trasferite a Milano, dove io, uscita dal collegio, ho cominciato a frequentare il liceo. Mi venivano date 25 lire per il tram, il 38, che io regolarmente spendevo per acquistare il Corriere e via, a piedi, attraversando i giardini di via Palestro. Il Corriere mi ha accompagnato per tutta la vita, nel bene e nel male, a volte mi ha irritata, avrei voluto scrivere per contestare, criticare, ma non ho mai osato. Adesso scrivo «per amore»…
Gianna
Gentile Gianna, pubblico la sua lettera come l’ha mandata, solo il nome, senza un indirizzo o un telefono: le «arance del Corriere» sono un bellissimo regalo per i 150 anni del giornale e il suo amore testimonia il sentimento che lega il Corriere ai suoi lettori. Un giornale può essere compagno di viaggio e di vita e venir considerato come una persona, perché con le sue pagine «si discute, ci si confronta e ci si arrabbia», ha scritto Oriana Fallaci. Anche Milano e il Corriere viaggiano insieme: non c’è più il tram numero 38, ma ci sono 5 linee di metropolitana, città e giornale sono diversi da ieri, ma se c’è il sentimento si possono ancora amare.
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9 aprile 2026 ( modifica il 9 aprile 2026 | 14:02)
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