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I titoli del giorno a Piazza Affari. A Milano è il “dividend day”

Le Borse europee tentano il recupero dopo un avvio pesante, ma il rimbalzo resta fragile. A sostenere il clima di mercato contribuisce il rallentamento del petrolio, mentre gli investitori continuano a monitorare con prudenza le tensioni in Medio Oriente: il Wti avanza dello 0,7% a 106,13 dollari al barile, dopo i massimi da fine aprile, mentre il Brent sale dello 0,9% a 110,27 dollari, dopo aver toccato quota 112 dollari, il livello più alto dal 5 maggio.

Milano resta più debole rispetto agli altri listini europei per effetto dello stacco cedole di ben 22 aziende a elevata capitalizzazione, che pesa sull’indice per circa l’1,51%. Depurato da questo fattore tecnico, il calo di Piazza Affari risulterebbe in linea con quello delle altre piazze continentali. Pochi effetti, invece, dalla conferma del rating sovrano italiano da parte di S&P a “BBB+” con outlook positivo, comunicata venerdì sera.

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Petroliferi in evidenza a Piazza Affari, il Brent resta vicino a 111 dollari

Sul listino milanese si mettono in evidenza i titoli del comparto petrolifero, con Eni e Saipem tra i migliori di seduta. A sostenere gli acquisti sono le tensioni in Medio Oriente e il conseguente rialzo delle quotazioni del greggio, con il Brent con consegna a luglio vicino alla soglia dei 111 dollari al barile. Il mercato continua a guardare agli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran: nel fine settimana Donald Trump ha scritto sui social che per Teheran “il tempo sta scadendo”, invitando il Paese a muoversi rapidamente.

Intanto l’Iran ha dichiarato oggi di proseguire il dialogo con Washington tramite il Pakistan, mentre l’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha riferito che gli Stati Uniti starebbero valutando una deroga temporanea alle sanzioni petrolifere fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Il greggio iraniano resta sottoposto a pesanti restrizioni da quando Trump, durante il suo primo mandato, ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare.

Eni torna sul mercato obbligazionario con due bond in euro

Tra le notizie societarie, Eni ha avviato il collocamento di due nuove obbligazioni benchmark in euro a tasso fisso, con scadenza a 5 e 9 anni. Il pricing è atteso in giornata, con una domanda già sostenuta da parte degli investitori istituzionali. Sul bond a 5 anni, in scadenza il 26 maggio 2031, lo spread è indicato in area midswap +70 punti base, in restringimento rispetto all’Initial Price Talk iniziale in area +95 punti base, con ordini superiori a 2,7 miliardi di euro. Per la scadenza a 9 anni, fissata al 26 maggio 2035, lo spread si colloca in area midswap +105 punti base, rispetto a un’indicazione iniziale in area +130 punti base, con un book ordini oltre 3,05 miliardi di euro.

Le emissioni, senior unsecured e destinate a controparti qualificate e clienti professionali, prevedono cedola annuale e regolamento il 26 maggio 2026. L’operazione è curata da Deutsche Bank, HSBC, Intesa Sanpaolo, JPMorgan, Natixis, Société Générale, UniCredit e BPER Banca.

Buzzi debole nel Ftse Mib

In coda scivolano Buzzi e Prysmian.

Tra le notizie societarie, Buzzi ha annunciato un nuovo acquisto di azioni proprie nell’ambito del piano di buyback: tra l’11 e il 15 maggio 2026 sono stati rilevati 118.323 titoli, a un prezzo medio di 46,2372 euro, per un investimento complessivo di 5,47 milioni di euro.

Nonostante i ricavi del primo trimestre superiori alle stime degli analisti, il titolo indietreggia soprattutto a causa della cautela espressa dalla società sulle prospettive dell’esercizio, con l’indicazione di una “lieve diminuzione” dell’Ebitda ricorrente nel 2026 rispetto all’anno precedente. Una lettura giudicata prudente da diversi analisti: per JPMorgan, che mantiene il giudizio overweight, la guidance potrebbe lasciare spazio a revisioni positive nel corso dell’anno; Morgan Stanley, con rating equal weight, sottolinea invece come l’outlook appaia conservativo rispetto a un settore in cui molti competitor indicano una crescita, pur in presenza di pressioni sui costi energetici parzialmente mitigate dalle coperture. Secondo J&E Davy, infine, la buona performance registrata negli Stati Uniti e in Brasile ha più che compensato la debolezza dell’Europa, penalizzata nel trimestre da condizioni meteorologiche sfavorevoli.