Addio ad Annamaria Gandini: aveva 93 anni. «La sua Milano Libri un laboratorio di cultura». Portò Charlie Brown in Italia e lanciò Linus
Fu una delle prime libraie indipendenti d’Italia. Sposò Giovanni Gandini, editore e scrittore. Dal loro negozio passarono Leonardo Sciascia, Vittorio Spinazzola, Giorgio Armani, Umberto Eco. Lei fondò anche la casa editrice «femminile e femminista» La Tartaruga
Da certe porte a vetri su via Verdi, vicino a La Scala, negli anni Sessanta uscì una cultura milanese e internazionale. Erano quelle della Milano Libri fondata nel 1962 con l’omonima casa editrice. Se la libreria ha chiuso nel 2015, giovedì, a 93 anni, è mancata a Milano chi ne aveva ancora le simboliche chiavi: la libraia Annamaria Gandini. Nata nel 1933 a Marsiglia, cresciuta poi a Roma e dal 1949 a Milano dove arrivò seguendo il padre, Guido Gregorietti, diventato direttore del Museo Poldi Pezzoli. Nel 1957 si era sposata con Giovanni Gandini, poi editore e scrittore.
Annamaria Gandini, tra le prime libraie in Italia, è stata l’anima di un luogo (fondato con Vanna Vettori, Laura Lepetit, Franco Cavallone) che creava occasioni culturali, fin dall’importazione, per primi in Italia, degli albi dei Peanuts di Charles M. Schulz. Una scoperta, come raccontò, quasi casuale: «Un giorno l’avvocato “Ciccio” Mottola entrò in libreria e disse: “C’è questo fumetto che mi ha fatto a passare la paura dell’aereo, dovete averlo”. Erano i Peanuts di Chales M. Schulz e iniziammo a importarli». Di lì, spinti anche da Giovanni Gandini, la casa editrice comprò i diritti «bruciando» sul tempo Umberto Eco che li voleva per Bompiani. Non litigarono, anzi. Eco firmò nel 1963 la storica introduzione del primo libro italiano di Snoopy e soci: «Arriva Charlie Brown!».
Del 1965 è la «rivista dei fumetti e dell’illustrazione» Linus ideata dal marito con la grafica del fratello Salvatore Gregorietti che liberò le nuvole parlanti nell’immaginario tra autori americani e scommesse italiane, una su tutte Valentina di Guido Crepax. Il primo numero era aperto da una conversazione sul valore del fumetto tra Elio Vittorini, Umberto Eco, Oreste Del Buono e Vittorio Spinazzola registrata sul divano di casa dei Gandini in via Montebello. La parte editoriale gravitava intorno alla libreria, che ospitava anche mostre di illustrazione, in un tempo in cui la cultura aveva un modo informale di scambiarsi idee: «Non c’è mai stato bisogno di telefonarsi» (ricordò in un’intervista a Alberto Saibene in Storie sparse di Giovanni Gandini, Il Saggiatore 2011).
La rivista, intanto, arrivò a 100.000 copie prima di passare a Rizzoli nel 1972 con la direzione di Oreste del Buono (dopo 60 anni, Linus è ancora in edicola per La Nave di Teseo, diretta da Igort). Difficilmente Annamaria si fermava, così nel 1975 diventò socia di Laura Lepetit, anche direttrice editoriale, in un’altra impresa: la casa editrice «femminile e femminista» La Tartaruga che inaugurò il catalogo con Le tre ghinee di Virginia Woolf, allora ancora inedito in Italia, e pubblicò il fondamentale Taci, anzi parla. Diario di una femminista di Carla Lonzi nel 1977. L’attività culturale era legata al suo essere, come si era definita, «bottegaia»: lettrice curiosa e critica di tanta letteratura, aveva giudizi che condivideva con chi chiedeva e curiosava tra i due piani della libreria, ricca al piano superiore anche negli anni Ottanta e Novanta di libri d’arte e fotografia introvabili altrove.
Chiuderla, dopo anni di travagli societari, non fu facile e in parte la sua storia, con una lista di libri fondamentali, è raccontata in «50 anni della Milano Libri 1962/2012. Storia di una bottega» (2012, Lucini), introdotta da Roberto Cerati, allora presidente di Einaudi. L’altra parte è ovviamente nella memoria dei lettori e nel fondo Milano Libri oggi al Centro Apice dell’Università degli Studi di Milano. La passione per il diffondere libri era costante, tanto da curare anche la minuscola selezione di titoli dell’edicola-negozio di Magreglio dove soggiornava d’estate, dopo decenni passati in Sardegna a Porto Rafael.
Per un periodo parte del comitato della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, era un modello di libraia indipendente, amica di tantissimi autori, editori, agenti e contava tra gli storici frequentatori della libreria Leonardo Sciascia, Vittorio Spinazzola, Giorgio Armani, Eco e disegnatori come Topor, Copi, Jean Folon, Frank Dickens, Art Spiegelman. Con loro visse un’epoca per cui commentò: «Eravamo amici e, va detto, ci siamo divertiti come pazzi».
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7 agosto 2026 ( modifica il 7 agosto 2026 | 14:24)
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