Milano, tra (auto) candidati e primarie si guarda già alle Comunali 2027: la corsa dei big per Palazzo Marino
Milano – “Vivacità”: così il centrosinistra milanese ha definito il continuo fiorire, nel proprio campo, di candidati sindaci di Milano. L’ha fatto pochi giorni fa, in una nota unitaria diramata con lo scopo di scoraggiarla, tanta vivacità.
“Milano ha bisogno di una proposta di governo solida e credibile. Ogni scelta sarà valutata solo da settembre”: questo, in sintesi, il messaggio lanciato dai partiti della coalizione. Ma nel campo avverso, quello del centrodestra, le fioriture sono persino più copiose. Un vero e proprio casting, quello per la successione al sindaco Giuseppe Sala, eletto col centrosinistra, al suo secondo mandato e quindi non ricandidabile.
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Mario Calabresi
Quanto alla coalizione di maggioranza, data in vantaggio dai sondaggi, sono in lizza Mario Calabresi, Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte. Questi i candidati più quotati per ora. La candidatura di Calabresi, giornalista, già direttore de La Stampa e di Repubblica, figlio del commissario ucciso nel 1972 da Lotta Continua, è sostenuta dai pisapiani della prima ora, vale a dire da alcuni di quelli che nel 2010 sostennero la corsa alle primarie di Giuliano Pisapia, che poi divenne inaspettatamente sindaco.
Pierfrancesco Majorino
Majorino è nella segreteria nazionale del Pd e capogruppo dei Dem in Consiglio regionale. Già assessore comunale a Milano e candidato alla presidenza della Regione Lombardia, è espressione della sinistra Pd, ultimamente in disaccordo con Sala su più temi, dalla gestione dell’Urbanistica all’operazione che ha portato alla vendita dello stadio di San Siro. Due temi sui quali lo stesso Majorino ha rilevato qualche criticità.
Anna Scavuzzo ed Emmanuel Conte
Scavuzzo è la vicesindaca in carica e detiene proprio la delega all’Urbanistica. È del Pd, a differenza di Conte, altro assessore della Giunta in carica, eletto nella Lista Sala. Due candidati sostanzialmente di continuità.
Gli outsider
Tre gli outsider. Due sono usciti allo scoperto, hanno foraggiato la vivacità di cui sopra: Tommaso Goisis e Lorenzo Pacini. Sul terzo, alias Tommaso Sacchi, circolano indiscrezioni. Goisis tra il 2013 e il 2018 è stato nello staff di due assessori milanesi: Chiara Bisconti e Gabriele Rabaiotti. Nel 2022 è entrato nel Dipartimento per la trasformazione digitale del Governo, ma prima ha fondato ’Sai che puoi?’, movimento che promuove la partecipazione politica dal basso. Pacini, 30 anni, presidente del Municipio 1, quello del centro città, è considerato l’enfant prodige della politica milanese, è di sinistra-sinistra. Sacchi, infine. Attuale assessore comunale alla Cultura, ha ricoperto la stessa carica a Firenze.
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Il nodo coalizione
Contestualmente al nome del candidato, il centrosinistra deve sciogliere due nodi: il metodo col quale sceglierlo e l’ampiezza della coalizione. Due temi legati. Il Pd spinge per le primarie, che però non piacciono ad Azione e Italia Viva. Il Pd vorrebbe tener dentro tutti, ma Azione e Movimento 5 Stelle sono in reciproca opposizione.
Il centrodestra
Nel centrodestra è l’eurodeputata Silvia Sardone a chiedere le primarie di coalizione (sarebbe una prima volta assoluta) dopo aver vinto le primarie della Lega. Il suo profilo, infatti, non piace né a Forza Italia né ai centristri (in dialogo pure col centrodestra) uniti nel sostenere Carlo Cottarelli, noto economista che tra il 2022 e il 2023 è stato in Senato col Pd. Fratelli d’Italia si trova nel mezzo. Nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra Ignazio La Russa, presidente del Senato e uomo forte del partito a Milano, e lo stesso Cottarelli. Un incontro informale, interlocutorio. Ma tra i meloniani milanesi c’è chi fa sapere di non esser contrario alla corsa dell’economista a patto che intorno a lui, intorno al frontman, siano valorizzati esponenti di partito, magari con un assessorato, urne permettendo.
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La Russa finora ha sostenuto la candidatura di Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, profilo politico, a differenza di Cottarelli, percepito come tecnico. Ma il presidente del Senato ora sembra più impegnato a impedire che la coalizione corra divisa al primo turno per ricongiungersi solo al ballottaggio. La proposta è di Forza Italia che al primo turno candiderebbe Cottarelli (insieme a FdI e Azione) lasciando che la Lega corra con Sardone. “Sciocchezze di qualche dirigente” le ha bollate La Russa. Ma la proposta è stata messa sul tavolo lunedì scorso in una cena tra i segretari regionali del centrodestra. Cottarelli, Lupi, Sardone. Ma è circolato anche il nome di Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, nome che si è raffreddato.
Poi gli outsider: hanno fatto sapere di volersela giocare Antonio Civita, proprietario della catena di ristorazione Panino Giusto, Massimiliano Lisa, direttore del Museo Leonardo3, Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati, e Pietro Tatarella, ex capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino che ha affrontato una lunga vicenda giudiziaria fino all’assoluzione. Tra i quattro solo Tatarella e Civita si sono aperti qualche spiraglio con i partiti.
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Degli ultimi giorni la candidatura di Luca Bernardo, capogruppo di Forza Italia che perse male contro Sala nel 2021, e le voci su Giovanni Terzi, ex assessore comunale con Letizia Moratti sindaco, giornalista e scrittore. Intramontabili i nomi di Ferruccio Resta, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, e del giornalista Paolo Del Debbio.