De Nora, dall’Amuchina all’idrogeno verde in Borsa (con due quotazioni)- Corriere.it

Due Ipo parallele. Per De Nora sono stati scelti in questi giorni i registi del collocamento — Goldman Sachs, Credit Suisse, Mediobanca, Bank of America e Unicredit —, per la joint venture con la tedesca ThyssenKrupp poi atteso a gennaio un capital markets day nel quale ThyssenKrupp, affiancata da Citi, far i suoi annunci al mercato. quello che sta preparando il gruppo, numero uno mondiale nella fornitura di tecnologie elettrochimiche, tra cui la produzione di idrogeno, e leader nella disinfezione e filtrazione delle acque.

Il partner Snam

La settimana scorsa il ceo di Snam Marco Alver, che meno di un anno fa ha rilevato il 35,6% del capitale di De Nora, presentando il piano industriale di Snam ha aperto il libro dei progetti di valorizzazione del gruppo fondato quasi cento anni fa da Oronzio De Nora. Abbiamo un’agenda con cadenze giornaliere per definire l’operazione — dice Paolo Dellach (nella foto), amministratore delegato di De Nora—. E la quotazione solo una delle cose. In cantiere ci sono acquisizioni e pi di una giga-factory. Non solo quella italiana.

L’alleanza con ThyssenKrupp

un lavoro che parte da Milano e arriva a Essen, dove De Nora ha una joint venture con ThyssenKrupp, la Uhde Chlorine Engineers (Tkuhde) di cui possiede il 34%. Sono due quotazioni parallele e indipendenti da gestire al meglio, a fronte di un appetito straordinario del mercato che non vuole mancare l’appuntamento fissato per il 2030, quando serviranno, solo in Europa, 40 Gigawatt equivalenti di idrogeno, primo passo verso le 600 milioni di tonnellate di idrogeno, necessarie per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione che comporteranno una rivoluzione di tutto l’ecosistema industriale entro il 2050. Prima di presentarsi al mercato, De Nora — sottolinea Dellach — per al lavoro per firmare nuovi importanti contratti nell’idrogeno

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Modello Itm Power (Uk)

Due ragionamenti sui numeri, visto che l’azienda non pu e non vuole commentare i valori prospettici. Se non per dire che i ricavi attesi quest’anno a 600 milioni salgono a doppia cifra. Ma quello che il mercato comprer la “crescita trasformativa”. Siamo vicini al “change of slope”, il cambio di pendenza della curva, cio al momento in cui esploder la domanda di tecnologia per la transizione energetica. I numeri non sono l’unico punto di riferimento per il mercato in questa fase di trasformazione. Conta molto la prospettiva. Qualcuno la sta gi apprezzando come , per esempio, evidente nei numeri della britannica Itm Power, un comparable di De Nora sulla parte idrogeno. partecipata peraltro anche da Snam con una quota sotto il 2% e al London Stock Exchange esprime una capitalizzazione di 2,6 miliardi sterline a fronte di una trentina di milioni di ricavi. Oppure il caso della norvegese Nel Hydrogen che alla Borsa di Oslo vale 2,5 miliardi in euro con 22 milioni di ricavi nel terzo trimestre.

Gli hub produttivi

Discorsi analoghi per la joint venture di De Nora con ThyssenKrupp, vale a dire il primo fornitore al mondo di tecnologie a membrana per il processo cloro-soda, le stesse impiegate per produrre idrogeno verde attraverso l’elettrolisi dell’acqua: L’intera piattaforma “CPT” di tk-Indusrial Solutions lo scorso anno era in vendita — ricorda Dellach —, poi i tedeschi hanno deciso di non vendere e di separare tkUCE da quella piattaforma. Si sono accorti che era una perla in termini di crescita e di ordini attesi e hanno avviato l’Ipo di tkUCE. La joint venture incorpora anche i rami d’azienda che De Nora oltre dieci anni fa aveva rilevato dalla giapponese Mitsui. De Nora nel doppio approccio al mercato potr quindi giocare su un mix di fattori, secondo le prime valutazioni raccolte sul mercato. C’ il business degli elettrodi che ha fatto la storia del gruppo milanese. E qui sulla base dei comparable, i multipli sono pari a 15-20 volte l’ebitda, che nel caso di De Nora di circa 120 milioni secondo le stime per l’anno in corso. Ma non finita. Bisogna anche tenere conto del valore della partecipazione del 34% in tkUCE, nella quale resteremo anche dopo la sua Ipo, sottolinea il manager. Senza contare poi l’upside del business dell’idrogeno. Per il quale difficile fissare un punto di arrivo. Anche rispetto all’’ultima valutazione “certificata” del gruppo di 1,2 miliardi, sulla base del quale entrata Snam a gennaio.

La presenza nel mondo

De Nora profondamente diversa dalla joint venture con Thyssen, ha una equity story, oltrech industriale, diversa — dice l’amministratore delegato—. l’hub produttivo per il cuore delle tecnologie elettrochimiche, tkUCE una engineering company che vende tecnologie proprietarie. Noi fabbrichiamo le celle che i tedeschi progettano ma non producono, i nostri elettrodi sono il cuore degli elettrolizzatori per qualsiasi applicazione, inclusa l’elettrolisi dell’acqua per separare le due molecole di idrogeno dall’ossigeno. Lavoriamo per moltissime applicazioni industriali nel mondo, con una distribuzione geografica che un punto di forza e ci consente una grande anticiclicit. Non vorrei peccare di presunzione, ma competitor in senso stretto non ce ne sono. Abbiamo oltre 300 famiglie di brevetti con 3 mila estensioni geografiche. Poi, impianti in Italia, Germania, Cina, Giappone, India e Brasile e diverse produzioni negli Stati Uniti.

Obiettivo: fare acquisizioni

Crescita industriale e m&a sono le due bussole per il dopo Ipo. A fianco di Snam, il nostro partner di minoranza con il quale condividiamo un forte allineamento sulle prospettive future del gruppo, costruiremo una giga-factory per la produzione di idrogeno verde, dice Dellach —. L’Italia una certezza e servir anche per i mercati pi vicini. Sar un centro di eccellenza, produrr tecnologie che poi venderemo al mondo e potrebbe gi arrivare il prossimo anno, abbiamo fatto application per il Pnrr europeo che passa per il Mise. Ma altre seguiranno dove la domanda degli off-taker dell’idrogeno verde pi forte: dall’Arabia Saudita all’Australia. Sono tutte ipotesi, non ancora temporalmente definite. La crescita esterna sempre stata la cifra del gruppo che ha chiuso tre acquisizioni quest’anno. un programma che continueremo a implementare. Guardiamo alle grandi realt ma non disdegniamo piccole operazioni. Proprio perch nel nostro settore industriale non ci sono realt come la nostra, ma tanti player minori ai quali dedichiamo la nostra attenzione.

I clienti

Il focus sulla ricerca nella quale l’azienda ha sempre investito, fedele alle sue radici e all’impronta del suo fondatore. La famiglia, rappresentata nel board dal presidente Federico De Nora, ci ha sempre supportato nell’attivit di R&D, che poi la carta che ci ha aperto le porte di clienti della chimica come Dow, Covestro, Basf, Nobian. La ricerca anche la chiave, oggi che il dibattito pubblico dominato dal purpose dell’azienda, per attrarre giovani talenti motivati a studiare e a contribuire alla transizione energetica tra i quali ormai la maggioranza donna . Con un bell’equilibrio di genere tra tutti i nostri 1.650 dipendenti.